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HBO vs Via col vento: quando l’opera d’arte diventa il capro espiatorio perfetto

HBO vs Via col vento: quando l’opera d’arte diventa il capro espiatorio perfetto

Susanna Norbiato

Via col vento è stato rimosso dalla programmazione dell’HBO a causa dei contenuti “razzisti”, ma cosa implica davvero questa decisione per il settore cinematografico e artistico? Potremo garantire all’arte un’autonomia o bisognerà guardarla solo attraverso le lenti spesse che ci verranno fornite?


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Non è semplice cercare di essere obiettivi quando si parla in termini scomodi di film e altri tipi di opere d’arte che ritieni indiscutibili capolavori. Il “caso HBO vs Via col Vento”, al centro di polemiche in questi ultimi giorni, ha scatenato in chi scrive sentimenti contrastanti, che mi portano ad approcciarlo con una punta di disagio. Il rischio insito nell’incomprensione reciproca (tra chi scrive e chi legge) è sempre dietro l’angolo ed è innegabile che attraversiamo un momento storico in cui, quando si affrontano certi argomenti, lo si fa come se si stesse camminando su gusci d’uovo.

Ho deciso quindi che la prenderò alla larga, raccontando un aneddoto dello scorso anno di cui sono venuta a conoscenza tramite il vlog di un’amica: si tratta della “polemica” nata su alcuni social, che vedeva al centro della diatriba Il ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini. L’opera d’arte, di fama internazionale, viene accusata da alcuni di essere “irrispettosa”: un“inneggio allo stupro” da non esibire e celebrare come capolavoro. Nei casi più estremi, alcuni erano arrivati addirittura a suggerirne una vera e propria “distruzione” fisica.

Si tratta ovviamente di un’esagerazione, che porta avanti tesi e osservazioni di persone che non hanno la benché minima cognizione di causa rispetto a quello di cui stanno parlando, ed è lungi da me in questa sede spiegare perché l’ipotesi di distruggere l’opera sia da considerarsi un assoluto delirio.  Ma può consentirci di prendere le misure del momento storico delicato e pericoloso che stiamo vivendo, dove il filo che lega assieme la battuta scriteriata del Pino sui social, alla notizia in prima pagina del Noto Quotidiano, alla decisione precipitosa ma pericolosamente dannosa presa dalla Produzione/Governo di turno con responsabilità sulla gestione dell’opera in questione, si fa sempre più spesso e solido. Potremmo chiamarlo il Triangolo delle Bermuda di tutte le scelte sbagliate.

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Hattie McDaniel e Vivien Leigh in Via Col Vento (MGM)

Il problema dietro al “caso Via col Vento vs HBO” si annida un po’ anche tra le onde di questo insidioso triangolo di incomprensioni. Una grossa major sconquassata prima dalla crisi covid-19 e poi da un paese in piena seconda guerra civile, a causa delle tragiche e note vicende che lo hanno investito legate alla morte di George Floyd, decide nel vortice dell’ansia e probabilmente pressata anche dall’esterno da qualche richiesta, di dare quello che dal suo punto di vista è un messaggio forte rispetto alla difficile circostanza che stanno vivendo. Il Capro Espiatorio perfetto è sicuramente Via col vento, messo al bando (momentaneo) in quanto “film razzista”.

E ci mancherebbe altro! Via col vento è un film del 1939 ambientato nella Georgia nel 1861, anno di scoppio della Guerra di Secessione americana, con protagonista una giovane figlia di proprietari di piantagioni di cotone. Già solo da queste poche righe, pensare chepossa essere in qualsivoglia modo un film “politicamente e socialmente adeguato” per come lo intendiamo nel 2020, è semplicemente assurdo.

Via col vento rappresenta tutto ciò che in questo momento negli Stati Uniti è scomodo: il razzismo, la lotta intestina al paese, l’esaltazione del Sud celebrato come una fiaba, uno splendente regno antico e perduto. Un film che oggi, proprio per quello che racconta, sarebbe probabilmente irrealizzabile (o comunque costringerebbe ad un pesante lavoro di revisione del testo).

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Vivien Leigh in Via Col Vento (MGM)

L’incipit del film è quello di un racconto: “C’era una volta una terra di cavalieri e campi di cotone chiamata Old South”. Una storia che sul piano pratico, per noi oggi, avrebbe come protagonista Il Cattivo.

Rossella O’Hara (Vivien Leigh) è la ricca e viziata figlia di proprietari terrieri la cui vita agiata viene sconvolta, da un giorno all’altro, dall’inizio della guerra. Via col vento racconta attraverso gli occhi di una giovane donna, figlia di schiavisti in una società schiavista, la fine del mondo fino a quel momento a lei conosciuto e che dal suo punto di vista era un modo meraviglioso e perfetto.

Nel 2020 sappiamo che non è così, sappiamo che abbiamo a che fare con un prodotto che non tiene minimamente conto di quella che era la reale tragica condizione di migliaia di esseri umani, che per il solo fatto di avere un diverso colore della pelle venivano considerati al pari degli animali. Oggi sappiamo che Via col vento rappresenta gli schiavi come macchiette, figure sempre di contorno e pesantemente stereotipate, come nel caso di Mami (Hattie McDaniel). Il rapporto positivo, quasi familiare, mostrato tra loro e i “padroni” è chiaramente irrealistico e improponibile per gli occhi della società moderna e sarebbe impensabile rappresentato in un film contemporaneo. Memorabile è una scena in cui Rossella, durante l’assedio di Atlanta, incontra alcuni ex schiavi “mandati a scavare le trincee per salvare i soldati bianchi” della sua piantagione e li saluta calorosamente. Tra lei e Sam (Everett Brown), uno degli schiavi, si innesta a questo punto uno scambio verbale amichevole tale da farti comprendere quanto effettivamente pesantemente distorta fosse le visione della realtà, tanto degli autori del testo, quanto della stessa Rossella.

Rossella O’Hara incontra gli schiavi in Via Col Vento (MGM)

Oggi Via col vento è un film per certi aspetti scomodo, che affronta in modo sbagliato una problematica delicatissima e dolorosa come quella del razzismo. L’HBO che, come molti produttori e distributori, nelle attuali circostanze non sa bene come comportarsi, ha deciso di rimuovere il film dal suo programma per reinserirlo (almeno da quanto si legge dalle fonti ufficiali) in un secondo momento con un commento a supporto della visione, “una discussione del contesto storico e una denuncia dei passi falsi contenuti nel film in materia di razza”.

Una scelta che, se pur lodevole nel suo intento di fornire una contestualizzazione storica e culturale, a un film che indubbiamente ne giova, mette in luce un aspetto a monte molto più inquietante ad avviso di chi scrive: l’idea che, senza questa fantomatica spiegazione, il film non possa sostanzialmente essere considerato fruibile. Torniamo quindi alla rimozione dell’opera d’arte (e al vaneggiamento del pazzo che suggerisce di “chiudere in uno sgabuzzino Il ratto di Proserpina perché inneggia allo stupro”), all’incapacità di riconoscere all’opera un’autonomia tale da poter reggere anche, in taluni casi almeno, il confronto con un pubblico “senza giustificazioni”.

Fa paura perché Via col Vento è per alcuni aspetti sia tecnici che contenutistici di una modernità incredibile per l’epoca. Contiene alcune delle scene d’azione meglio coreografate di sempre, che oggi verrebbero realizzate probabilmente nella stessa identica maniera. Una su tutte, la fuga di Rossella dalla clinica dove è impiegata come infermiera e il lungo piano sequenza che la segue correre tra la folla controcorrente.

Fa ancora più paura perché forse il pregio più grande di questo film sta proprio in Rossella O’Hara, una delle figure femminili più belle, vere e moderne mai scritte e messe su schermo. Rossella è Il Personaggio Femminile, è quella che tutte le donne dovrebbero voler vedere, più forte di qualsiasi rappresentazione politicamente corretta siano in grado di dare oggi. È una donna che cade rovinosamente, più di una volta, ma si rimette sempre in piedi, prende in mano la sua vita e diventa la moderna “self-made woman”. Vede il mondo crollarle addosso per come lo conosceva e da quelle ceneri risorge più forte che mai.

Viene mal vista da tutti i conoscenti, soprattutto dalle altre donne, perché è impensabile che una donna faccia quello che fa lei: “guida perfino il carrozzino da sé”. La sua storia travagliata con Rhett Bulter è così autentica e moderna per l’epoca che sorprende pensare a quanti passi indietro abbiamo fatto, nel frattempo, perfino nel raccontare l’amore.

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Clark Gable e Vivien Leigh in Via Col Vento (MGM)

Viviamo in un mondo in cui si pensa che la rappresentazione femminile corretta sia quella di una donna perfetta, che sa fare tutto, che è pronta a tutto e che soprattutto è amata e rispettata da tutti. Una sorta di moderna creatura angelicata (divinizzata?) a cui molto spesso non è concesso l’amore, perché l’amore rischia rendere la rappresentazione più fragile e forse di offendere qualcuno.

L’idea che una major, che chiunque, pensi che vedere un film con Rossella O’Hara ai tempi del #Metoo non sia una cosa adatta, mi fa purtroppo pensare che ci aspettano tempi oscuri. Tempi fatti di bugie e di fumo negli occhi, dove alle persone sarà concesso di vedere solo quello che qualcuno ha deciso che si può vedere e solo nelle modalità in cui si pensa che possa essere visto (vi ricorda qualcosa tutto questo? A me si). Tempi in cui si partirà dal presupposto che il pubblico non sarà in grado di capire o accettare qualcosa o che ne osserverà solo un aspetto e che quindi quella cosa, se non adeguatamente contestualizzata secondo determinati standard, non potrà essere conosciuta. Goduta.

Purtroppo, non è nascondendo, ignorando… censurando, che si risolverà il problema del razzismo, come di qualsivoglia altro problema, per quanto grave. Casomai a questo problema se ne aggiungerà un altro: una sempre più diffusa incapacità di osservazione critica e una sempre maggiore “ignoranza” e influenzabilità, che causeranno inevitabilmente nuovi problemi e nuove ingiustizie.

La verità, purtroppo, è che rimozione di Via col Vento è pericolosa perché è l’inizio. È solo l’inizio di un male forse grande quanto quello che a cui, con questo goffo gesto, stiamo cercando in tutti i modi di porre rimedio.


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