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Mainstream: “Nessuno-Di-Speciale” per riempire la vostra vita (Recensione)

Mainstream: “Nessuno-Di-Speciale” per riempire la vostra vita (Recensione)

Susanna Norbiato

Mainstream, presentato in concorso nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia, affronta in maniera interessante e innovativa uno dei temi più dibattuti degli ultimi anni: il rapporto, talvolta malsano, che alcuni di noi hanno instaurato con i social network e con le loro star, gli Influencer.


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Frankie (Maya Hawke), una giovane e insoddisfatta barista di Los Angeles, rimasta da poco orfana del padre, passa gran parte del suo tempo libero facendo riprese amatoriali con il proprio cellulare. Un giorno, in un centro commerciale, incontra Link (Andrew Garfield), magnetico ragazzo anti-social che si “esibisce” per lei in un’improbabile performance improvvisata. La ragazza, affascinata, lo riprende e carica il video su You Tube, che in breve tempo diventa virale. Convinta che abbia il potenziale per diventare un famoso influencer, Frankie decide di coinvolgerlo, insieme al collega Jake (Nat Wolff), nella realizzazione di una serie di video. Ribattezzato, da suo motto, “No-one-Special” (Nessuno-Di-Speciale) il ragazzo diventa una star del web, ma “da un grande potere derivano grandi responsabilità” e Frankie inizia a conoscere un nuovo e oscuro, ma non meno magnetico, volto di Link.

Mainstream è un film interessante, che ha rischiato di essere un capolavoro. Gia Coppola confeziona un prodotto incalzante, coinvolgente ed equilibrato in tutti i suoi aspetti: un tema apparentemente banale ma trattato da una prospettiva nuova, una regia audace ma consapevole (anche nel porsi dei limiti) e gli interpreti giusti, con un Andrew Garfield come non lo si era mai visto prima. Dispiace che verso la fine il ritmo rallenti, conducendo a un finale “affrettato” e non incisivo come ci si sarebbe potuti aspettare, per quanto “giusto” nei contenuti e con Garfiled in pieno trionfo.

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Maya Hawke in Mainstream (Wild Bunch / La Biennale di Venezia)

Protagonista indiscusso di Mainstream è il mondo dei social e le star che lo popolano e si generano da esso: gli Influencer, simbolo di una società dove comunicare è sempre più difficile e dove la nostra reale identità e quella che utilizziamo online corrono spesso lungo due linee parallele e continue che (si spera) non si incontreranno mai. Una società che cerca nuove figure di riferimento, in grado di dare risposte sempre più immediate e sempre più semplici: lontane ma mai così “vicine”, fanno apparire tutto facile, veloce e sembrano avere un’opinione per tutto. Influenzano le masse, la cui sensibilità ed empatia verso la realtà “oltre internet” si fa sempre più sottile e difficile da afferrare, insieme all’assenza di volontà per una comprensione delle cose che può derivare solo dall’approfondimento e dallo sviluppo di una vera e personale coscienza critica.

Frankie, giovane e potenzialmente talentuosa regista, rappresenta in questo quadro la riflessione e l’intuitività, un mondo di studio e di contenuti, che si costruisce giorno per giorno e pulsa del desiderio di essere riconosciuto e amato. Un desiderio che viene fagocitato e si consuma attraverso il prorompente e incontrollabile Link, abbagliante e pieno di belle parole, carismatico, ma privo di reali contenuti, specchio della società che innalza a suo modello l’apparenza e l’aggressività. Unico baluardo di buonsenso è il disgusto di Jake, da sempre innamorato di Frankie, che, pur intuendo l’inevitabile epilogo della storia, non è tuttavia in grado di intervenire attivamente e finisce per defilarsi.

Sul piano visivo, la narrazione di Mainstream procede per gradi e segue l’evoluzione dei suoi protagonisti: dalle didascalie del cinema muto usate per introdurre l’incontro tra Frankie e Link, romantico e sognante,  prosegue in un’escalation di colori accesi e richiami visivi a periodi storici come gli anni Sessanta e Settanta, contrassegnati da una società più disinibita ed eccessiva. 

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Andrew Garfield in Mainstream (Wild Bunch / La Biennale di Venezia)

Maya Hawke è dolce ed equilibrata, efficace nel ruolo. La somiglianza con la madre Uma Thurman viene esaltata a più riprese, tanto nella scena di ballo “in camicia bianca” tra Frankie e Link, quanto in alcuni flash che la vedono bionda con sguardo a favore di camera. Ma è Andrew Garfield a portare a casa il film: esagerato e senza freni, regala al pubblico un Link odioso ed irresistibile. Spinto all’estremo del narcisismo e della volgarità, Link infine mette tutti di fronte alla verità: siamo arrivati ad essere contenitori vuoti e insensibili a tutto, tranne che al desiderio di non sentirci vuoti, al punto che saremmo disposti a colmarlo a qualsiasi costo, con qualsiasi cosa e il più velocemente possibile. Non c’è spazio per digerire e comprendere, ma solo una bulimia di contenuti superficiali, azioni shockanti e parole d’effetto, che non ci bastano mai.

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Mainstream è un film d’impatto tanto sul piano stilistico, quanto su quello contenutistico, che nonostante qualche rallentamento e una parte finale che forse meritava un po’ di minutaggio in più, resta la prova che il talento della famiglia Coppola non si è esaurito nella scorsa generazione.

Digital Conversations: Gia Coppola (La Biennale di Venezia)

Mainstream è stato presentato in anteprima alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica il 4 Settembre 2020. Il film verrà distribuito da Wild Bunch.


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